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DATA GIRLS #7: La Storia di Camilla Stevani, frontend developer

Camilla Stevani è una giovane donna, che ha già molte esperienze nel mondo del lavoro e soprattutto ha capito presto che la formazione e la professionalità fanno la differenza.

Attualmente Camilla lavora presso Alpenite ed è stata la sua curiosità nell’apprendere che l’ha portata a diventare frontend developer junior.

In questa nuova intervista fatta da Nicola, capirete quanto Camilla è riuscita a mettersi in discussione nelle sue esperienze lavorative e come cerca ogni giorno di imparare nuove cose. Dopo aver parlato di AI con Elisabetta Schiatti che aveva scelto questo percorso fin dai primi anni all’Università, cambiamo punto di vista e Nicola vi racconta la storia di chi un giorno ha deciso di seguire le proprie passioni anche se ciò ha significato un cambiamento netto con il percorso professionale fatto fino a quel momento.

(Per farvi un’idea del percorso di Camilla vi invito a leggere anche questo articolo auto-biografico scritto un anno fa sul blog tech di Uqido)

Camilla Stevani

Ciao Camilla, piacere di conoscerti. Raccontaci un po’ di te.

Cominciamo da un piccolo riassunto dei miei studi: ho frequentato il liceo scientifico di Dolo (VE), in cui ho avuto l’opportunità di frequentare una sezione dedicata alla sperimentazione informatica (PNI), per poi lanciarmi nel campo umanistico.

La mia scelta universitaria, infatti, è ricaduta sulla facoltà di lettere di Ca’ Foscari e nello specifico sulla triennale di Tecniche Artistiche e dello Spettacolo.

Attualmente, lavoro come frontend developer junior all’interno di Alpenite , una delle otto aziende che compone il gruppo Arsenalia .

Purtroppo a causa del nostro regolamento interno non ti posso parlare dei progetti su cui sto lavorando, abbiamo dei contratti molto stringenti per cui non possiamo divulgare nessuna notizia a riguardo.
Per darti un’idea più precisa, però, ti posso dire che il mio team si occupa principalmente di e-commerce che utilizzano la piattaforma Shopify.

Quali sono state le tue esperienze professionali più significative?

Le esperienze professionali che più mi hanno segnata sono state principalmente due: il mio lavoro all’interno di Civita Tre Venezie e i miei anni come barista.

Dopo la laurea non sono riuscita a trovare un lavoro inerente ai miei studi e per la necessità impellente di pagare bollette e affitto mi sono dovuta adattare velocemente, arrangiandomi come bigliettaia (e tutto fare) nel mondo delle mostre a Venezia e poi trovando la mia dimensione in un bar in città.
Entrambi i lavori mi hanno aiutato molto a crescere, definendo la mia professionalità e facendomi capire l’importanza della formazione.
Affrontare continuamente nuove sfide ha rafforzato le mie capacità di problem-solving e mi ha insegnato a non fermarmi, qualsiasi cosa possa capitare.

Di cosa ti occupi esattamente nella tua attività attuale?

Al momento mi occupo dello sviluppo dell’interfaccia Front-end di un e-commerce, ovvero, cerco di trasformare tutti i progetti dei vari designer in interfacce grafiche funzionanti, attraverso l’utilizzo dei linguaggi HTML, CSS, JavaScript e Liquid.

Quali competenze hai sviluppato negli anni e quali sono più rilevanti per una figura professionale come la tua?

Le mie competenze in ambito tech sono in pieno sviluppo.
È solamente da un anno che sto facendo questo lavoro, quindi ogni giorno per me è una nuova scoperta.
In effetti mi sono resa conto di aver fatto passi da gigante anche solo in pochi mesi, scoprendo sempre nuovi modi di migliorare me stessa e il lavoro che sto facendo.

Altre competenze importanti che porto in eredità dalle esperienze precedenti sono il saper lavorare in un team e la mia attitudine per la socializzazione, con un’attenzione particolare verso l’ascolto a ciò che mi viene richiesto.

Quest’ultima, in particolare, la reputo una caratteristica importante per qualsiasi programmatore, perché in questo lavoro bisogna sempre saper
interpretare ciò che il cliente chiede
, e inoltre, bisogna saper mediare tra le necessità del cliente e dell’utenza media per creare un progetto che possa essere fruibile da tutti.

Come hai maturato l’interesse per questo settore?

Diciamo che sono sempre stata una piccola nerd, ma non ho mai voluto davvero prendere troppo sul serio questa mia attitudine: l’ho sempre vista come una cosa troppo complicata.

Per fortuna un anno fa ho deciso di mettermi alla prova e di ricominciare a studiare; così, un po’ alla volta ho visto che, in realtà, ciò che avevo sempre considerato irraggiungibile, non lo era più così tanto.

Ho scoperto che ciò che avevo sempre considerato irraggiungibile, non lo era più così tanto.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato nella sua professione?

Fino ad oggi, l’unico momento di vera difficoltà che ho vissuto è stato durante un progetto l’estate scorsa.

Dopo aver lavorato con un ritmo insostenibile con il mio gruppo di lavoro per poter customizzare e consegnare un intero progetto al nostro cliente, la mattina stessa della consegna ha deciso di bocciare tutto…

Per la prima volta mi sono resa conto di cosa vuol dire lavorare sodo a
qualcosa per poi non riuscire a portare a casa nulla, questo è quello che considero un vero momento di difficoltà.

Quali sono le tue aspettative per il futuro personale in questo settore di lavoro?

Le mie aspettative sono ancora in fase di costruzione.

Al momento, mi vedo come una bambina davanti ad un tavolo imbandito pieno di dolci: insieme a quelli che mi fanno impazzire dalla voglia, ci sono anche quelli che invece forse possono non piacermi, in ogni caso è ancora preso per poter definire bene le cose.

So che è un settore in continua crescita, in continuo sviluppo, quindi non so
ancora che figura professionale vorrei diventare.

So per certo che voglio acquisire il maggior numero di competenze possibili, dimostrare la mia autonomia, il mio valore e tutta la mia voglia di fare.

Forse con l’esperienza mi piacerebbe diventare una figura di riferimento all’interno di un gruppo di lavoro, con la responsabilità di prendere delle scelte, sapendole valutare.
Questo sì, è ancora presto per dirlo però…

Ti piacerebbe fare da mentor a qualche giovane ragazza, interessata a perseguire una professione come la tua?

Mi piacerebbe ricoprire il ruolo di mentor, più per dimostrare che noi ragazze non siamo da meno rispetto ai nostri colleghi di genere maschile.

Il nostro genere deve capire che lavorare in questo settore non è assolutamente una cosa brutta, da nerd o che ci rende “sfigate”, ma che possiamo buttarci in una passione stimolante, bella e che aiuta a crescere.

Perché rinunciare ad una predisposizione o ad un interesse solo per delle convenzioni sociali?

Credo che tutte le ragazze che sentano il desiderio di avvicinarsi al mondo tech, abbiano bisogno di essere motivate ad intraprendere questa strada.

Non è mai sbagliato essere sé stessi.


Grazie Nicola, grazie Camilla.

Quella di Camilla è una storia bellissima, ricca di scelte che l’hanno spinta continuamente fuori dalla zona di comfort, alla ricerca dell’autonomia e della possibilità di portare avanti le proprie passioni anche se a volte, a prima vista ci sembra impossibile cambiare un percorso che ormai è già impostato.

Eppure il settore della tecnologia ha in serbo moltissime sorprese per chi decide di entrarci da addetta ai lavori nelle stanze dei bottoni: la pandemia è stata sì un evento devastante ma ha portato cambiamenti pazzeschi. Moltissime aziende tech in Europa hanno deciso di optare per modalità di organizzazione “ibride” dove le persone possono lavorare da casa in remoto ovunque si trovino.

E ciò permette a sviluppatrici e sviluppatori di lavorare assieme, ovunque si trovino e indipendentemente dalle loro esperienze passate.
La domanda di personale è alta, soprattutto nei confronti delle donne perché i team misti collaborano alla crescita aziendale in modo più performante. Inoltre, chi lavora in tech sa che un’esperienza di 1-2 anni può contare come quella di 5-10 anni in un’azienda che vende prodotti più tradizionali.

Come ci racconta la storia di Camilla, si impara in fretta e “nerd” non si nasce: ognuno di noi può diventarlo. Oggi non sono fondamentali lauree in informatica per approcciare ruoli di software developer, basta davvero tanta voglia di fare, di rischiare, di cambiare un percorso che dieci anni fa nemmeno sapevamo esistesse ma che oggi ha stipendi interessanti, possibilità di crescita e di apprendimento infinite.

Se avete domande per Camilla lasciatele nei commenti e ringrazio ancora una volta Nicola per questa intervista ricca di positività e di stimoli per tutti.

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