Su di me

Fine anno 2018, tempo di relax e di riassunti

Ed è un’altra volta Natale. Tempo di relax, di pensieri e di fine anno 2018.
Il 2017 è stato un anno sorprendente, e il 2018 non è stato da meno, mettendomi un’altra volta alla prova.
Cosa mi dovrò portare nel 2019 da questo anno tanto fantastico e tanto faticoso?
Ma prima una riflessione sul mio 2018.

Fine anno 2018: a quali progetti ho lavorato?

Il 2018 è iniziato in terza corsia in autostrada.
Dopo un paio di settimane di vacanza dove avevo parcheggiato nel piazzale di sosta, sono subito ripartita a tutto gas.

Non ho perso tempo e ho continuato sulla scia del 2017, con progetti di digital marketing e di growth per startup, lavorando all’ottimizzazione e alle metriche di un’app londinese che categorizza e aggrega eventi per bambini sulla base della location e degli interessi familiari, Kidadl, e con Radoff, una startup italiana che vuole creare un dispositivo per combattere il gas Radon, un gas altamente tossico e radioattivo che si insidia negli edifici entrando dalle fondamenta.
Sto concludendo altri due lavori di crescita e ottimizzazione, il primo è un e-commerce mentre il secondo è un progetto editoriale in un ambito molto specifico. In entrambi i casi, ho aiutato i founder a inquadrare il problema grazie all’analisi dati dei loro business, cambiando le loro percezioni, spesso sbagliate per risolvere problemi invece reali.
Ho altri due progetti in pipeline, che concluderò molto probabilmente nel 2019, per un totale di 6 progetti su cui ho lavorato nel 2018.

Ho lavorato come Growth Hacking in Residence all’Open Data Institute, l’organizzazione fondata da Tim Berners-Lee sui dati open source per aiutare 35 startup e multinazionali in progetti di Open Innovation e collaborazione/crescita, accumulando ancora un po’ di esperienza sulla gestione dei team e sulle resistenze al cambiamento.
Ho presentato una conferenza di due giorni a Londra, il Chief Innovation Forum, moderando tutti i panel e aggiungendo il mio punto di vista alle discussioni su tech e digital transformation. Ho partecipato a SMAU London, sono stata invitata come speaker a General Assembly e Virgin Startup e molti altri eventi anche in Italia, tra i quali il Growth Hacking Day a Milano.

alessia camera growth hacking day 2018
Alessia Camera al Growth Hacking Day, Milano 2018

Sono stata invitata per una lezione sul Growth Hacking alla Bologna Business School per un master su startup e scale up, sono stata contattata per workshop sul Growth Hacking a Reggio Emilia, Bologna, Genova, Napoli per un totale di 10 quest’anno. Ho infine partecipato all’eCommerce Forum organizzato da Richmond a Rimini dove ho incontrato con un sacco di professionisti molto bravi e al Palazzolo Digital Festival per parlare della mia esperienza di vita a Londra.
Continua la mia rubrica su TechEconomy dedicata al Growth Hacking, presto uscirà un nuovo articolo e la mia rubrica su SEI Magazine, l’inserto gratuito del Giornale di Vicenza, amici vicentini!
Anche quest’anno sono stata intervistata ma soprattutto per tesi e lavori di giovani ragazzi che hanno parlato del Growth Hacking nelle loro tesi di laurea, che soddisfazione!
Il Growth Hacking insomma sembra sia diventato una moda anche in italia, anche se non credo che sia una vera moda ma più un’evoluzione necessaria.  (ve l’avevo spiegato meglio qui)

alessia camera growth hacking università di bologna
Lezione sul Growth Hacking alla Bologna Business School,
luglio 2018

Quali erano i miei obiettivi nel 2018?

Il mio obiettivo 2018 era semplicemente #keepushing.
Continuare, con persistenza e con determinazione sulle tre colonne che mi avevano dato tanta soddisfazione l’anno prima: la consulenza alle startup, il public speaking su tech, startup e women in tech a conferenze ed eventi e la formazione con workshop pratici per tutti quelli interessati a capire come applicare il Growth Hacking al loro progetto.

Obiettivi raggiunti? Direi di sì e non solo.
Ho fatto molto di più. E vorrei parlarne per condividere il mio percorso, in un anno dove le sfide non sono state solo di tipo professionale ma relazionali.
Ho capito come gestire conflitti.
Ho lavorato con persone per ricercare soluzioni, e non trovare solo nuovi problemi.
Ho messo l’empatia in ogni conversazione, perché un mondo più empowered, ossia con più possibilità, è un mondo più bello.

Love your enemy

A volte, in situazioni stressanti siamo portati a pensare che chi non è con noi sia contro di noi. Ed è molto semplice innescarlo, senza considerarlo nemmeno un errore.
Quando si lavora in team è complesso andare d’accordo con tutti, soprattutto quando sei lì per un breve periodo di tempo e sai che stai portando avanti un progetto sfidante: i conflitti diventano quasi all’ordine del giorno.
Perché le persone hanno paura di spingersi fuori dalla zona di comfort, soprattutto quando il team non è portato a farlo perché non per forza arriva dal mondo dalle startup dove ogni giorno è un cambiamento.
Cosa si fa? Si porta pazienza e pian piano con discussioni e scambio continuo si lavora con le persone per fare capire che per raggiungere quell’obiettivo è necessario cambiare.
E’ stato complicato portare il mindset delle startup in un’organizzazione strutturata e fare in modo che i senior leader lo capissero per guidare il team verso questo cambiamento. E’ stata dura, durissima a volte. Ma ho capito moltissimo su di me e sulle persone che erano vicino a me anche se spesso lontanissime. Ci si focalizza sull’obiettivo e si trovano strategie per soddisfarlo, testando, parlando, condividendo, ascoltando.
Love your enemy perché senza di lui un passo in avanti non riuscirai mai a farlo per davvero.

[vi consiglio questo libro fichissimo se volete avere uno spunto su come gestire un conflitto]

Lavora a soluzioni, non a nuovi problemi

Lavorare con nuove persone è complesso perché appunto sono in molti quelli a essere resistenti al cambiamento.
Negli ultimi anni ho principalmente lavorato con imprenditori e founder, portatori naturali di soluzioni a problemi che identificavano come reali.
Di mio sono una persona che in modo naturale pensa a trovare una serie di soluzioni per risolvere un problema.
Non sapevo cosa significasse lavorare con persone che non portavano soluzioni prima di quest’estate quando ho iniziato a lavorare con persone che erano abituate a focalizzarsi sui problemi.
Non è semplice portare positività e soluzioni quando qualcuno è spaventato dal problema perché non è detto riuscirà a capirti e ad ascoltarti. Prima è necessario lavorare sulle percezioni e poi sul far capire che il problema può essere risolto.
E credetemi, per una come me abituata a combattere qualsiasi percezione facendo capire quali sono i dati oggettivi non è stato per niente semplice ma è qualcosa che mi porto con me da questo 2018 intenso e pieno di sfide relazionali più che professionali.

empatia

Empatia, la chiave di svolta

È facile andare d’accordo con chi ti piace.
Con chi ti fa i complimenti e con chi la pensa esattamente come te.
In un’epoca come quella che stiamo vivendo dove le persone discutono di argomenti anche molto personali senza guardarsi in faccia e senza conoscersi di persona attraverso i social, l’empatia è la chiave di svolta.
E non solo con chi la pensa come te, ma soprattutto con chi la pensa in modo diverso. E’ difficile capire i motivi per cui delle persone si schierano sempre contro ma dall’altra è essenziale perché in un team dovrai collaborarci, dovrai capire quali sono le leve che li spingono a formulare certi pensieri e certe affermazioni che dovranno diventare parte di quel lavoro comune che dovete portare a compimento.
Non c’è un giusto o sbagliato, c’è un mondo di scelte e scegliere di andare d’accordo con qualcuno e di mettersi nei suoi panni è la cosa più difficile da fare. Io spero di esserci riuscita.

Vado a farmi un paio di settimane al caldo per riflettere e rilassarmi.
Per capire quale sarà la mia grossa grande sfida di questo 2019 già dietro l’angolo.

Quali sono state le vostre sfide del 2018?
Scrivetemi, mi piacerebbe molto condividerle.

Nel frattempo buone feste e grazie a tutti.

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