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Fine anno 2019, un nuovo inizio

È l’8 dicembre 2019, sarò a Londra ancora per qualche giorno.
Ma pubblicherò questo post tra qualche settimana perché, anche se sarà il solito post su obiettivi e buoni propositi, segna un nuovo inizio.

Un po’ come quando nel 2016 affrontavamo l’ennesimo cambiamento spostandoci a sud del fiume.
Anche se immagino che le vostre domande, questa volta, saranno molte di più.
Ho deciso di iniziare questo post qui a Londra oggi, perché a gennaio non ci tornerò. Magari per qualcuno di voi era già nell’aria questo cambiamento. A volte, è più facile capire le situazioni dall’esterno. E anche se è dura dire ciao a una città che è stata casa tua da 7 anni, ho deciso che è arrivato il momento.

alessia camera Londra 2013

Una delle prime foto a Londra nel 2013 😉

Non mi dilungherò troppo sulle motivazioni, il prato del vicino è sempre più verde e siamo abituati a vedere la vita luccicante di chi vive all’estero, con tutte le diversità e le sfide che ci piacerebbe fossero anche nostre. Come il fatto di prendere un aereo ogni 2-3 settimane, di trovare tutto quello che desideri a un paio di fermate di metro o di poter parlare una lingua che non è la tua. Ma non è tutto oro quello che luccica e ci sono molte difficoltà che noi expat viviamo, ve le racconterò.
Londra mi ha insegnato moltissimo a livello personale e professionale, è stata un’esperienza pazzesca che consiglio a chiunque. Sono arrivata qui 7 anni fa con tanti sogni, speranze e un contratto come social media manager in una startup. Ho lavorato tanto, ho imparato ancora di più e sono grata.  Non avrei pubblicato due libri sul growth hacking se non fosse grazie a quello che ho potuto fare e imparare qui. Non avrei un approccio pragmatico sul digital marketing, sui dati e sulla tecnologia se non fossi venuta qui.
Non avrei capito moltissime cose sul lavoro in startup e corporate, e sul multitasking con diversi clienti seguendo i numerosi side-project ai quali ho partecipato con curiosità ed entusiasmo, semplicemente perché qualcuno mi invitava a pranzo o a bere un caffè, se non l’avessi fatto qui.

alessia camera a londra 2013

Anche questa è del 2013

Ho imparato moltissimo sul porsi obiettivi ambiziosi e su come raggiungerli, lavorando troppo e sempre, a volte sacrificando i weekend e gli affetti. Non avrei capito come approcciare una lingua e culture diverse, e forse non avrei tutta questa grinta e determinazione se non l’avessi imparato qui a Londra. Quindi, ecco, un “grazie Londra” ci sta tutto. Ma, come mi ha detto qualcuno, Londra è per me un mindset che credo mi porterò dietro per un bel po’ di tempo perché è diventata parte di me, del mio modo di essere e di lavorare.
E poi non è detto che non ci tornerò mai più!

Cambio base, cambio ritmi, torno in Italia. Sì, non sarà tutto rose e fiori lo so, la paura c’è sempre ma fa parte del gioco quando si esce dalla comfort zone. E non preoccupatevi, non pagherò molte più tasse di quelle che pago a Londra. Ma credo che mai come oggi in questo salto, ci sia coscienza di quello che ho fatto finora e di quello che mi aspetta.
Rientro in Italia mettendo la bandierina su due città del cuore: Milano e Vicenza. Cercherò di stare un po’ in tutte e due. A Vicenza perché c’è la mia famiglia che tanto mi è mancata in questi anni. Tutta la tecnologia che vuoi non ti farà mai sentire il profumo di casa e la tranquillità delle chiacchiere con mamma e delle risate con mia sorella.
A Milano perché ho la necessità fisiologica di rimanere in contatto con il mondo delle startup, del digitale e dell’internazionale. In altre parole, ho bisogno di stimoli e di ritmi, che ricordano quelli di una capitale. E non c’è nessun’altra città che riesca e bilanciare questi elementi con la cultura italiana come lo sta facendo Milano. Quindi, venitemi a trovare e cercatemi per un caffé, avremo modo e tempo per conoscerci di persona e per fare due chiacchiere in questo 2020.
Inizia il mio post più riflessivo e trasparente di sempre, che sulla linea di quelli del 2015, 2016, 2017, 2018, mi permette di mettere nero su bianco le sfide e gli obiettivi raggiunti, che magari non mi sono completamente chiari lavorando velocemente a tante cose in contemporanea. Ma queste riflessioni che ho spesso inserito anche nei miei libri, mi hanno aiutato a capire sempre di più chi sono, cosa sono diventata e cosa voglio.
Anche in questo 2019 sono cresciuta e ho raggiunto nuovi obiettivi. Oggi mi fermo un attimo per riflettere su un percorso che non è mai stato lineare e ben definito ma che, un passo dopo l’altro, mi ha consentito di accumulare sostanza e progetti, spinti da passione e curiosità, ambizioni e sfide, portandomi a quello che sono diventata ora.
Un percorso che non credo proprio di avere terminato 🙂

Quali erano i miei obiettivi per il 2019?

Viral Marketing, il mio secondo libro sulla crescita virale

feedback viral marketingL’anno scorso sono tornata da 3 settimane di vacanza in FOMO (Fear Of Missing Out). Le vacanze fanno benissimo, ma forse 3 settimane e più sono state eccessive da gestire perché erano in tanti ad aspettare il mio ritorno per iniziare alcuni progetti.
Di mio non avevo moltissimi obiettivi a parte finire di scrivere Viral Marketing, il mio secondo libro, scritto in coppia con Michele Pagani, il quale era giustamente un po’ preoccupato rispetto alla deadline di consegna delle bozze e al fatto che io avessi scritto solo una ventina di pagine. Ma ce l’abbiamo fatta!
Il mio obiettivo era fare in modo che tutti leggessero il mio nuovo Viral Marketing, dopo il successo di Startup Marketing.
Tra l’entusiasmo di chi sapeva che sarebbe stato un libro di sostanza, e i sorrisi nervosi di chi si aspettava invece di trovare le regole magiche per far andare virale un’app (avete sbagliato persona, lol) ho ricevuto tanti bei feedback. Se non avete ancora aggiunto la vostra recensione su Amazon, vi chiedo di farlo così mi fate ancora più felice.
Non parlatemi di scrivere altri libri prima di almeno 5 anni 🙂

Un corso unico che ha combinato dati e applicazione pratica del Growth Hacking

Il 20 gennaio siamo rientrati a Londra dopo un’accoppiata Messico + Belize che mi porterò nel cuore e della quale avevo davvero necessità perché, ero davvero stressata da mille cose e il 25 gennaio ero già su un nuovo aereo destinazione Venezia. Nei primi 6 mesi dell’anno ho preso 15 aerei perché ho lavorato a un progetto di consulenza su Impact Investing con la Regione Veneto e ho progettato e insegnato a un corso di Growth Hacking completamente pratico basato su dati e applicazione: dopo 2 anni dalla moda del momento era arrivato il tempo di imparare ad applicare il processo, portandolo a terra. E le aziende del nord-est erano un ottimo banco di prova!
corso growth hacking data-driven by alessia cameraHo insegnato questo approccio a una classe di 20 digital marketing junior/specialist con i quali abbiamo fatto 8 ore di teoria e 50 ore di pratica a Mestre (VE). Abbiamo lavorato su casi pratici, su come sviluppare un approccio data-driven in azienda e su come far capire al proprio capo che si può imparare ad anticipare il cambiamento leggendo il mercato e i propri clienti, altrimenti si fallirà, prima o poi.
È stata una delle esperienze più belle che mi potesse capitare in questi anni, faticosa, lunga, ma fantastica. E sono ancora in contatto con la maggior parte dei miei studenti, ai quali auguro che la passione e la curiosità per il mondo non li abbandoni mai.

IULM, IUSVE, conferenze, workshop, progetti corposi e tante presentazioni di Viral Marketing

startup university bari alessia cameraSono entrata in aula allo IULM e allo IUSVE per una lezione sul Growth Hacking e sono stata 48 ore a Bari a raccontare ai ragazzi di Startup University cosa significare applicare il Growth Hacking nei loro progetti. Sono stata invitata al MARKETERS Festival a Vicenza, al WordCamp Verona, al C1A0 Festival a Genova e a Le Village by CA a Milano per parlare di Growth Hacking e di viralità. Ho partecipato a un mentoring con Banca Sella a Palermo per raccontare il mondo dell’open innovation e ho moderato un panel a SMAU Milano sullo stesso tema con la Google russa e Yandex, il più grande retailer russo. Sono stata invitata a Londra da Idean UK per raccontare che cosa significa un approccio di growth.
alessia camera public speaking idean uk
Ho lavorato a 5 progetti di consulenza belli corposi con delle PMI innovative italiane (un’agenzia che sviluppa prodotti digitali, un evento, una software house per il settore turistico, due e-commerce), e mi sono rimasti fermi 2 progetti a Londra per colpa di Brexit.
Ho insegnato ai dirigenti  territoriali di Confartigianato a sviluppare un approccio di digital marketing user-centric. A fine giugno ero a Berlino per la presentazione in anteprima di Viral marketing a SMAU, perché é uscito nel venerdì più caldo di sempre finché ero ad EICS, il Summit Europeo sulle tecnologie emergenti, e grazie a Tommaso, ho avuto la grande fortuna di fare un giro notturno sul Canal Grande, con la bocca spalancata e gli occhi luccicanti.
Sono andata a DMEXCO a Colonia a settembre e sono stata invitata e abbiamo organizzato 20 date di presentazione di Viral Marketing: due sono saltate, purtroppo, e una l’ho mancata per un treno che non è mai partito.
Ferma mai, lo dico sempre. Ma forse nel 2019 ho esagerato. Anche se ho detto diversi no, gestire il proprio tempo è la parte difficile di chi è innamorato del proprio lavoro.

Cosa ho imparato da questo 2019?

1. Ho ritrovato dei bellissimi team e delle fantastiche persone

Ho lavorato a qualche progetto in meno ma alcuni di questi mi hanno coinvolto molto di più, nella maggior parte dei casi perché dovevo esserci fisicamente. La dimensione delle aziende è importante e a volte lavorare con team di più di 15 di persone è una sfida, non solo perché è più difficile gestire dei progetti quando interagisci e guidi un team, ma soprattutto perché nella maggior parte dei casi la necessità è quella di mettere mano a mindset e processi. In un team medio ciò non è per niente facile, soprattutto perché alcune ultime esperienze si sono rivelate dispendiose e faticose, arrivavo un po’ biased dall’esperienza come growth hacker in residence all’ODI l’anno scorso. Ma ho razionalizzato pensando che questa volta avevo due vantaggi: la stessa cultura e un approccio molto più dinamico e diretto. Ecco che i progetti nati come esperimenti hanno preso forma e si sono evoluti grazie a un contributo condiviso, che hanno visto una partecipazione e un’integrazione sempre più marcata del team, facendoci  raggiungere obiettivi interessanti in pochi mesi. Ho capito che condividere la stessa cultura rende tutto più facile e quando hai la fortuna di lavorare con persone appassionate e curiose sblocchi la combinazione magica che mette assieme velocità ed efficacia. Se potete incontrare e lavorare con persone così, non fatevele sfuggire, perché sono preziose e io ne sono uscita arricchita.

2. Sono i feedback del team quelli che ci fanno crescere

Proprio grazie al fatto di aver trovato persone così appassionate al loro lavoro e un cultura aziendale basata sull’obiettivo in più progetti, sono tornata a dare e a ricevere feedback, accorgendomi di quanto mi fosse mancato.
Era da qualche anno che effettivamente non mi succedeva di interagire in un contesto così bello e stimolante e davvero mi era mancato. Sì, sto parlando di voi Uqiders!
Nelle startup lo scambio dei feedback succede di continuo. È normale chiedere a qualcuno del team cosa ne pensa del task o del progetto o del dettaglio su cui stai lavorando, per capire se stai andando nella strada giusta: in un clima di sperimentazione continua il “capo” che decide in autonomia potrebbe decidere qualcosa di sbagliato. Quanto più il team condivide l’approccio giusto e si “tara” in autonomia, quanto più quel rischio diminuisce. Ecco che i feedback costruttivi, diretti, focalizzati all’obiettivo sono utilissimi sia per il progetto, sia per te per crescere come professionista. E se trovi il team in grado di vivere la quotidianità lavorativa in questo modo, i progetti da fare assieme sono fighissimi perché non rimangono mai solo tuoi, diventano un nuovo stimolo per tutti.
In questo anno sono anche riuscita a iniziare alcuni progetti con dei professionisti che stimo molto e che ho incontrato recentemente (Laura e Luca in primis, ma anche più junior come Giacomo) e ho messo lo scambio di feedback sincero alla base di qualsiasi relazione.
La fiducia e la focalizzazione sull’obiettivo sono per me delle basi importanti per collaborare con persone e professionisti che mi aiutano a supportare i miei clienti, rendendo tutto più bello e ancora più stimolante.

real kpis

3. Ho imparato a “essere”

E ora arriva il punto più importante per la mia crescita. Perché in questo 2019 non ho rincorso progetti o il lavoro, ho imparato a pensare di più a me e alle persone che mi stavano attorno.
Ho ritrovato i miei tempi, senza per forza pensare che dire di no o arrivare tardi, a volte, fosse un errore.
Ho cercato nuove passioni e ho fatto in modo di essere pronta per iniziarle, nel 2020. Magari nella natura e nelle montagne che tanto mi sono mancate in questi anni.
Ho imparato “a essere Alessia”, con tutto quello che sono personalmente e professionalmente, senza dubbi, senza paranoie, senza aver paura che mostrare le mie emozioni e le mie fragilità fosse un problema o che non fossero comprese o considerate delle debolezze. A Londra non è sempre facile fare i conti con “il tuo io” perché non sai mai chi hai di fronte e molti manager mi hanno fatto intendere fosse sbagliato, spingendomi per tanto tempo a indossare una maschera. E’ più facile rimanere chiusi da una corazza ma non si vive mai per davvero. Non so ancora se questo nuovo cambiamento sia stato voluto oppure inconscio, mi sono semplicemente resa conto di non aver più paura di essere me stessa. Forse era semplicemente arrivato il momento di lasciarmi andare, con il passato alle spalle, e di vivere ogni momento, ridendo di gusto. Forse è stato merito delle persone che ho incrociato quest’anno, abbinata a nuova consapevolezza e maturità.
Ho ritrovato persone che mi apprezzano per quella che sono e ne ho conosciute di nuove che mi fanno sentire a mio agio per quella che sono, difetti compresi. E per quanto a livello teorico possa essere facile pensare che ciò succeda, non è affatto facile viverlo e sapere di essere accettati. Soprattutto in una vita digitale che ci spinge a dimostrare di essere sempre perfetti.
Ma diciamoci la verità, sai che noia se fossimo tutte macchine perfette?

Non vedo l’ora di iniziare questo 2020, ma prima faccio qualche giorno di vacanza, ci vediamo l’8!
Grazie per avermi letto, aspetto i vostri feedback e le vostre domande.

E se mi fate un in bocca al lupo mi fate sentire meno matta!

changing quote

 

 

Spero che il vostro 2020 sia un anno di nuovi inizi,
di ritrovata consapevolezza
e di sfide, grandi o piccole.
Buon inizio!

 

 

 

 

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